Atterraggio a faccia in su

Sto guardando il sole sorgere sulle Montagne Rocciose. I piedi sono arrotondati e più vicini ai vivi, come se si inchinassero per farci vagare in mezzo a loro, il modo in cui un cammello potrebbe inginocchiarsi in modo che qualcuno possa montarlo. Guardare le colline così silenziosamente sopravvivere a noi mi fa sapere quanto sono felice di atterrare dopo sessantasei anni nelle ossa di chi sono. Immagina una pietra frastagliata calciata da una sporgenza da un alce, e mentre cade, i suoi bordi sono spezzati e in qualche modo atterra a faccia in su. Ecco come mi sento. Fortunato di essere atterrato a faccia in su con tutti i miei bordi rotti. E vivendo all’aperto, sto aspettando il sole ancora una volta. Avevo così tanta fretta quando ero giovane. Avevo un desiderio disperato che non potevo nominare, che mi è stato spezzato come una zanna intrappolata in una recinzione. Ed è da quella pausa che è scaturito il fiume di domande, da cui ho bevuto da allora.

Questo estratto è tratto dal mio nuovo libro, Le cose che uniscono il mare e il cielo: Field Notes on Living , pubblicato da Sounds True il 1 ° novembre 2017.

* credito fotografico: Sagui Andrea