La conversione di The Vital

Il senso di Bhagavad Gītā

La conversione del vitale rappresenta una fase estremamente importante nello Yoga integrale, poiché spesso è un segno di realizzazione di una possibilità, fino ad allora nascosta o sconosciuta ai sistemi tradizionali di Yoga. È anche un risultato importante senza il quale non è possibile alcun Siddhi Yogico nel fisico, né il compimento del fisico o la divinizzazione della Materia nel Supramental. Il vitale inferiore si attiene a una legge propria piuttosto che seguire una concordante legge dello Spirito, ed è spesso un simbolo ribelle di un’ignoranza poco chiara e grossolana dell’essere che rifiuta di allontanarsi dalle sue care nozioni verso una sintesi più ampia e libera di lo spirito. Rispettare lo Spirito è per il vitale inferiore una condizione impossibile; cerca ogni opportunità per districarsi da essa con il suo stesso concepimento o arruolando l’aiuto di forze contrarie che sono generalmente contrarie alla Legge divina. La Gita solleva la questione senza particolari dettagli o riferimenti, tranne per il fatto che ammette che la debolezza di sé è nemica dell’azione, e quindi esorta l’aspirante a rinunciare a tutte le forme di debolezza affinché la vera natura dello Spirito divino all’interno possa manifestarsi e governare l’essere verso un maggiore senso di realizzazione in azione. La Gita fa anche una deviazione dalla tradizione nel senso della sua autoaffermazione di una Verità non formulata durante il ciclo Vedantico ma ben sintetizzata in una forte espressione della divina Divinità in piedi in un pasticcio insanguinato di un campo di battaglia cruento, perché vede attraverso il conseguenza del suo coinvolgimento nella grande battaglia contro Adharma un modello legittimo che l’umanità deve seguire, ma non è un modello della mente etica o del cuore emotivo, ma dello Spirito nella manifestazione del destino umano, né assume un predominio superficiale su tutti gli impulsi e ragionamenti umani per affermarsi, poiché il Divino non impone ma mostra solo ciò che deve essere seguito. È la scelta dell’individuo che determina il suo destino e la Divinità non è altro che un’occasione per facilitare la giusta determinazione delle sue scelte. Il punto di questa determinazione è più centrato nella parte inferiore vitale che nella mente ragionata, ed è questo punto che è più difficile da trasformare. La Gita consolida la sua posizione non insistendo sulla trasformazione della mente vitale – poiché l’idea di trasformazione non si trova nella Gita, sebbene una prelatura spirituale che punta ad essa possa essere trovata lì – ma sostenendo l’autoassorbimento nel Divino come un modo di agire perfettamente o un’azione più perfetta da parte del singolo aspirante; ma è un autoassorbimento o immersione più consapevole nella natura del Divino personale da cui scaturisce un’azione sintetica superiore libera dal clamore dell’ego vitale e dalla confusione mentale, un’espressione sacra di valore e indomabile forza di volontà dello Spirito Kshatriya contro ogni oscurità e opposizione. Potremmo essere in grado di portare ulteriormente la realizzazione essenziale della Gita in un’espressione più esteriore dell’umanità e persino di dotarla di un apparato praticabile del suo potere spirituale essenziale, ma è più probabile che si trasformi in una regola o modello mentale di un sincero tentativo di preservare e sviluppare la sua sintesi spirituale di azione in una realizzazione ancora accresciuta finora impossibile nella natura dell’umanità attuale. Una tale realizzazione accresciuta che tende a una trasformazione sovramentale non solo della coscienza umana essenziale o di parte di essa, ma di tutta la natura è un risultato naturale di un’evoluzione anteriore spinta da una maggiore Potenza dello Spirito Supremo; stiamo cercando da questo grande movimento dello Spirito una trasformazione cosciente della mente vitale in un rappresentante puissant dello Spirito divino qui nel terrestre come nella sua sfera.

Il fondamento della Gita, su cui poggiamo le nostre figure superiori, è indicativo di una sovrastruttura nascosta non sufficientemente sviluppata da una sintesi spirituale superiore ma abbastanza sufficiente da indicarci un processo da avviare verso un possibile approccio sintetico verso un ideale superiore dello Spirito e del suo apparato o sovrastruttura divina qui nella coscienza terrestre, e si può menzionare che senza la trasformazione del vitale e la sua conseguente partecipazione una realizzazione di un ideale spirituale più profondo nel terrestre è impossibile, o anche se fosse possibile , può essere più probabile che sia della natura di un movimento retratto e ritardato che si muove verso un compromesso spirituale, verso una sublimazione e intensità minori della realizzazione divina, un edificio alto e potente dello Spirito ma rotto della sua caviglia, e quindi, più probabilità di ribaltarsi e cadere in una fossa senza fondo. Una mente vitale più debole non trasformata e recalcitrante indica un pericolo e un pericolo per lo Yoga integrale, se dovesse essere lasciato ai propri capricci e fallacia di sé. La natura costituzionale dell’uomo ha poco o nessun controllo del movimento perverso della mente vitale, e dove può esercitare un po ‘di controllo, non è altro che un movimento superficiale della mente vitale arrestato con fiducia dall’essere umano sicuro di sé sarà affascinato da un’apparizione momentanea di potere e illusione di un controllo dominante di sé nei suoi dintorni. Le gamme più alte della mente vitale tendono ad essere più produttive verso un ordine superiore dello Spirito; c’è una forza luminosa lì non ancora del tutto sganciata o completamente libera dall’errore dell’istinto nel suo movimento verso le pienezze più grandi dello Spirito, sebbene un’inversione potrebbe non essere così difficile come nelle gamme inferiori. Per il ricercatore dello Yoga integrale, l’intero principio vitale deve essere trasformato in un principio di illimitata rinascita dello Spirito supremo.

Il principio di discesa di una forza spirituale superiore nell’espressione costituzionale della mente vitale è la chiave per un profondo cambiamento di coscienza dell’essere vitale alloggiato nell’uomo, ed è sempre nell’individuo che deve essere elaborato prima di tentare nella sfera più ampia della vita in cui la sua espressione è più diffusa, espressione di un adamancy collettivo nella sua dura recalcitrance di natura apparentemente immutabile. Un cambiamento insistito quindi dalla Luce superiore deve assumere qui una Potenza dello Spirito già consolidata nello stampo umano così come nel terrestre, e l’essere umano è il cavo che collega lo strato terrestre a un supremo potere trasformatore del Divino sopra; è attraverso questo cordone di Vita cosciente che discende la Luce superiore nell’esistenza inferiore per trasformare l’ignoranza e la falsità. Un’analisi primitiva della psicologia umana ci farebbe credere, non con prove conclusive, che questa corda del principio vitale possa essere determinata nell’individuo solo come elemento dominante del desiderio che non ha una precisa correlazione con il principio universale, e se a tutto da vedere come corrispondente all’universale o al terrestre, è solo nei casi esotici e insoliti di certi geni che si affermano come mostri della natura divorziati dalla moltitudine. E come e in che misura si potrebbe raggiungere una perfetta determinazione e una conseguente trasformazione del principio vitale nella coscienza collettiva dell’umanità nel suo insieme? Poiché il principio della trasformazione spirituale procede inizialmente su singole linee, è fuori dall’individuo che nasce la possibilità di una trasformazione collettiva, e una trasformazione del vitale umano è estremamente indispensabile e quindi non può essere scartata per mancanza di un metodo preciso o perché è inesorabilmente difficile da trasformare, poiché è solo quando abbiamo abbracciato la difficoltà totalmente senza pretese o mezze misure che possiamo superare l’impossibile negazione del inferiore e trasformarla in un’espressione infinita del superiore. Una resistenza vitale a un cambiamento spirituale e sovramentale della natura viene fuori da una discordia naturale e una divisione inerente alla natura inferiore, di cui l’essere esterno è una confusa fusione con solo una coerenza superficiale di una personalità tenuta insieme dall’Anima interiore che è un’espressione diretta del Divino in evoluzione, e senza il suo supporto il inferiore difficilmente può sopravvivere nemmeno per un secondo. Questa disparità della natura esterna, aggravata dalla resistenza e dall’ammirazione inferiori, non può essere scartata o messa da parte nella natura e nello sforzo di un auto-sviluppo integrale dell’individuo, e perché così nell’individuo, quindi non deve essere scartata o messa da parte nello sviluppo collettivo umanità. Prima di uno sviluppo onnicomprensivo e articolato del vitale da tentare, dobbiamo perseguire le sue forti resistenze e tendenze nascoste e incontrare la brutale infedeltà dell’essere vitale da parte di una Luce superiore della Gnosi divina.

C’è nel ricercatore spirituale uno strato di Poteri che si superano da soli, ognuno in armonia con il resto e funge da espressione completa di una Luce suprema alla quale i nostri membri inferiori tendono a spostarsi, a volte in parte o in parte, e mentre questo processo sembra abbastanza armonioso ai livelli inferiori, l’enormità dei problemi del vitale inferiore non può sfuggire alla nostra attenzione. Lo strato inferiore è costituito da elementi disparati, ognuno tendendo ad allontanarsi l’uno dall’altro, e se si incontrano affatto, è in gran parte per un ulteriore motivo basato su una passione egocentrica per cose ignoranti ed estremamente false in natura e costituzione. Il cordone che corre tra lo strato superiore e inferiore del vitale non è continuo negli intervalli inferiori, in gran parte rotto e altamente fragile, e se la Luce superiore lo attraversa nella parte inferiore dispersa e in rivolta della mente vitale, soffre un grande disprezzo e ignominia del rifiuto da parte sua, per la mente vitale il movimento della Coscienza superiore è estraneo alla sua natura e una minaccia alla sua sopravvivenza come unità disfunzionale dell’apparato inferiore; tuttavia è molto soddisfatto della sua disfunzionalità e della sua forza rotta. È la conversione divina della mente vitale che stiamo immaginando come parte di un’auto-perfezione integrale dell’individuo, e attraverso la possibilità e la portata dell’individuo la trasformazione collettiva dell’umanità nel suo insieme, un’idea che si trova segretamente nella Gita ma è rimasto sottosviluppato fino all’avvento della Gnosi Supramental.

Potremmo essere in grado di imporre sul mentale con un certo successo la regola dello Spirito e costringerlo a girare verso l’alto verso le gamme luminose della Coscienza divina, anche se solo in un completo dono di sé che può raggiungere la propria perfezione, ma il il problema viene aggravato da un bruto e da un rifiuto quasi automatico nel vitale di tutto ciò che è grande, profondo e nobile; detesta ogni senso di libertà nello Spirito mentre minaccia la sua esistenza nel mondo del desiderio a sé stante. L’uomo è una somma dei suoi impulsi vitali tanto quanto lo è della sua mente e della sua coscienza fisica; è una facciata di numerose contraddizioni nella sua personalità inferiore e ogni senso di armonia è detestato dai suoi strumenti inferiori da disarmonia e ribellione fabbricate, una ingratitudine volontaria verso lo Spirito discendente e la sua illimitata coscienza, potenza, gioia e verità. Il modo di arrendersi al Dio personale come insistito e spiegato dalla Gita è solo un primo passo verso la ricerca dell’elemento unificante dello Spirito che riconcilia le contraddizioni della mente vitale in una maggiore armonia e forza. Era una sintesi di un metodo di approccio spirituale alla perfezione dell’anima del desiderio in una forma seme, le maggiori implicazioni e lo sviluppo di esso furono lasciati alle epoche successive per risolversi, ma nelle epoche successive che seguirono prima del nell’età del ferro c’era già un declino della virtù spirituale e della forza dell’uomo che portava a un punto in cui l’umanità avrebbe inevitabilmente perso il suo spirito audace e il suo senso di avventura, si sarebbe trasformata in uno stock beffardo e un movimento contrario di Dio nell’evoluzione. Inutile dire che stiamo cercando attraverso questa oscurità e impotenza un principio dello Spirito stabilito direttamente nel inferiore e nel vitale superiore, un potere di una Gnosi suprema in un determinismo inferiore troppo ignorante e auto-rivoltante. Ma è solo in un determinismo trasformato, generoso e consapevole di sé che lo Spirito più alto può scendere e trasformare il più basso in un principio diretto di Coscienza e Verità superiori.

Nella mente, il principio del dono di sé è più un movimento verso lo Spirito che un’azione che emana dalla forza del pensiero come nel caso del vitale in cui tutti i suoi movimenti sono una forza in azione ma spesso torbida, mista e impura , un movimento di forza lontano dallo Spirito, e nel suo movimento porta un impulso contrario, un elemento di rivolta alla regola del superiore per amore delle sue impurità e attaccamenti inferiori. Porta anche una resistenza naturale all’influenza superiore, al suo tocco trasmutante, rinvigorendo il basso in un’estasi impura ed esaltata e rivoltandolo contro la luce e la coscienza spirituale. Questa subdola mente inferiore è largamente aiutata da forze nemiche della pratica dello Yoga spirituale, poiché nei loro sforzi per ritardare continuamente e mutilare la manifestazione progressiva dello Spirito nella vita come altrove cercano sempre di condurre l’anima dell’uomo lontano dal Divino sfruttando le naturali debolezze in lui per servire ai loro vari fini. Può anche essere sottolineato – perché è più probabile che porti a un malinteso che alla chiarezza se lasciato inspiegato – che il vitale inferiore dell’uomo non è un male tipico o un partecipante volontario nell’atto di auto-rivolta o nel movimento lontano da il divino; il vitale inferiore è semplicemente ignorante delle pienezze dello Spirito, della sua estasi infinita e delizia dell’esistenza, e si può anche dire che è ignorante del proprio destino superiore nello Spirito, le altezze a cui può ascendere ed essere simile allo spirito in un più grande decantesimo di Dio che essere catturati nella rete di una vita oscura aiutata e controllata in gran parte dalle forze contrarie. Per essere in grado di stabilire un senso di donazione di sé, un certo potere di auto-rivolgersi al Divino è sia necessario che indispensabile come parte di un auto-sviluppo sempre più ampio dell’individuo, poiché nella natura di un’aspirazione ascendente sta un senso integrale di inclusività, un più ampio abbraccio in cui tutti i membri inferiori trovano la loro posizione e la giusta nota e tutti i loro elementi discordanti sono armonizzati da una Verità più grande della regola morale e mentale della coscienza inferiore.

Un metodo decisivo di Yoga attraverso il quale il vitale inferiore come gli altri determinismi inferiori potrebbero essere rivolti verso l’alto verso il Divino potrebbe sembrare più che solo praticabile e pratico, sebbene per poter essere possibile in pratica, l’individuo deve sforzarsi di cambiare la natura del suo essere inferiore in un’espressione intima, infinita dello Spirito, e questa lotta non nasce da un principio morale, etico o religioso, ma dalla propria volontà e autodeterminazione per cambiare se stesso da ciò che è attualmente nel l’ignoranza del suo essere su ciò che potrebbe diventare nella natura della Coscienza divina superiore, una forza luminosa di tutto lo Spirito nell’auto-manifestazione.

Dipinto di Priti Ghosh

Fine della parte 12

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